Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni

ispirato a un’immagine del romanzo di Petros Markaris “L’esattore”

un progetto di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
con Daria Deflorian, Monica Piseddu, Antonio Tagliarini e Valentino Villa
collaborazione al progetto Monica Piseddu e Valentino Villa
luci di Gianni Staropoli
consulenza per le scene Marina Haas
organizzazione Anna Damiani
produzione e accompagnamento internazionale Francesca Corona
Direzione tecnica Giulia Pastore

una produzione A.D.
in coproduzione con Teatro di Roma / Romaeuropa Festival 2013 / 369 gradi
in collaborazione con Festival Castel dei Mondi
residenze artistiche Centrale Fies / Olinda / Angelo Mai Altrove Occupato / Percorsi Rialto / Romaeuropa / Teatro Furio Camillo / Carrozzerie n.o.t
un ringraziamento ad Attilio Scarpellini e a Francesco La Mantia, Francesca Cuttica, Valerio Sirna, Ilaria Carlucci, Alessandra Ventrella

PREMIO UBU 2014 Novità italiana o ricerca drammaturgica

Punto di partenza e sfondo del lavoro è una immagine forte, tratta dalle pagine iniziali del romanzo L’esattore dello scrittore greco Petros Markaris, scritto nel 2011.
Siamo nel pieno della crisi economica greca quando vengono trovate le salme di quattro donne, pensionate, che si sono tolte volontariamente la vita. «…Abbiamo capito che siamo di peso allo Stato, ai medici, ai farmacisti e a tutta la società –spiegano in un biglietto – Quindi ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni. Risparmierete sulle nostre pensioni e vivrete meglio».
Come hanno ordito queste quattro donne anziane questo singolare complotto contro la loro società in crisi? Abbiamo circoscritto il nostro immaginario tra il momento in cui prendono i sonniferi e quello in cui una ad una lasciano la vita nell’immacolato piccolo appartamento di periferia. “Ma chi ce l’ha fatto fare?” dice una delle nostre figure alle sue amiche e complici e scoppia in una fragorosa risata mentre è già distesa sul letto aspettando l’effetto delle pasticche ingoiate con della vodka, “uno dei modi più sicuri di fare una morte tranquilla nel sonno”.
La scena raccontata da Markaris ci ha anche fatto riflettere sul suicidio non come gesto esistenziale ma come atto politico estremo. Esistono suicidi altruistici? Siamo andati a cercare altri gesti simili nella realtà della Storia. Quello di Jan Palach, che durante la Primavera di Praga nel 1969 si è dato fuoco come atto di protesta contro la censura e quello del monaco vietnamita, Thich Quang Duc che, nel 1963, ha fatto lo stesso gesto per combattere la persecuzione contro la sua religione.
Non un racconto, né un resoconto, ma un percorso dentro e fuori queste quattro figure di cui non si sa nulla se non la tragica fine. Un percorso fatto di domande e questioni che sono le loro, ma sono soprattutto le nostre. Usiamo lo spazio di libertà della scena per scatenare la nostra collera, sanare l’eccesso di positività che ci circonda, i comportamenti rigidamente politicaly correct, la commozione facile, il sorriso stereotipato delle relazioni sociali, le ricette per vivere con serenità le ingiustizie che ci toccano.
La decisione di andarsene delle quattro pensionate, in bilico tra la rinuncia esistenziale e l’atto politico, diventa un rifiuto della nostra “società della stanchezza”, come l’ha definita il filosofo Byung–Chul Han. Una società sempre più assertiva e ottimista perché incapace di altro, e oramai dolcemente declinante verso l’impossibilità della dignità della vita.
In scena insieme a noi – per la prima volta dall’inizio del nostro lavoro comune – Monica Piseddu e Valentino Villa non solo per una corrispondenza al numero delle protagoniste, ma anche a ribadire una necessaria importante piccola collettività, elemento essenziale di questa immagine, semplice solo in apparenza. Insieme ci presentiamo al pubblico con una dichiarazione di forte impotenza, che in questo caso è una cruciale impotenza a rappresentare: il nostro no parte subito, fin dalla scena di apertura. Un gioco performativo che via via durante il lavoro diventa sempre più serio e definitivo. Non è solo la questione della rappresentazione a scricchiolare, ma ancora di più la nostra capacità di persone in scena di fronte ad altre persone sedute di fronte a noi di trovare una risposta costruttiva allo sfacelo prima di tutto morale che ci circonda. Incapaci, impotenti. Ma consapevoli di questo.

La presse

Ils nous entraînent dans une ronde fascinante et mortifère, où s’entrecroisent brillamment burlesque, tragédie et poésie.
Olivier Frégaville-Gratian d’Amore, Attitude Luxe 2016
http://www.attitude-luxe.com/article/00513/sortir/spectacles/ce-ne-andiamo-per-non-darvi-altre-preoccupazionibr-la-crise-en-grand-deuil-aux-ateliers-berthier.html

Si le spectacle, qui souligne combien la misère étend ses ravages, distille de l’émotion il est aussi, mâtiné d’humour grâce notamment à Daria Deflorian, comédienne de première force. On lui sait gré d’avoir souligné dans le dossier de presse que, comme les femmes âgées dont il est question, les artistes sont en ces temps accablant considérés comme des bouches inutiles.
Joshka Schidlow, Allegro Théâtre 3 dicembre 2016
http://allegrotheatre.blogspot.it/2016/12/ce-ne-andiamo-per-non-darvi-altre.html

Ils nous livrent, et au fond c’est tout-à-fait remarquable, une brillante leçon de distanciation : sa nature, ses causes, ses effets, ses limites.
Régis Bardon, nonfiction.fr 8 décembre 2016
http://www.nonfiction.fr/article-8642-theatre___ce_ne_andiamo_per_non_darvi_altre_preoccupazioni__de_daria_deflorian_et_antonio_tagliari.htm

Prossime rappresentazioni/next performaces

7 dicembre ’17, Brive

http://www.lestreizearches.com/la-saison/festival-spectacles-sans-frontieres/ce-ne-andiamo-per-non-darvi-altre-proccupazioni


Tournée 2016-2017

29 novembre – 7 dicembre ’16, Odeon Théâtre de l’Europe e Festival d’Automne à Paris, Atelier Berthier, Paris

http://www.theatre-odeon.eu/fr/2016-2017/spectacles/ce-ne-andiamo-non-darvi-altre-preoccupazioni

http://www.festival-automne.com/edition-2016/daria-deflorian-antonio-tagliarini-ce-ne-andiamo-per-non-darvi-altre-preoccupazioni

7 – 9 marzo ’17 – Grand Salle – CDN Besançon Franche-Compté, Besançon

http://www.cdn-besancon.fr/la-saison/nous-partons-pour-ne-plus

30 – 31 marzo e 1 aprile ’17 – Théâtre de Lorient – CDN Théatre de Lorient, Lorient

http://theatredelorient.fr/spectacle/ce-ne-andiamo-per-non-darvi-altre-preoccupazioni-reality-nous-partons-pour-ne-plus-vous-donner-de-soucis-realite/

19 maggio ’17 – Théâtre Couvert – Scène National Chateauvallon, Chateauvallon

http://www.chateauvallon.com/saisons/saison-2016-2017/article/ce-ne-andiamo-per-non

10 giugno ’17 – Sala Ex SOMS, La fabbrica delle idee, Progetto Cantoregi, Racconigi

 


RASSEGNA STAMPA

Teaser

Approfondimenti

Tournée 

Scheda tecnica


We decided to go because we don’t want to be a burden to you
Inspired in one image from the book by Petros Markaris “Termination”

direction Daria Deflorian and Antonio Tagliarini
collabotion to the project Monica Piseddu and Valentino Villa
with Daria Deflorian, Monica Piseddu, Antonio Tagliarini and Valentino Villa
lights Gianni Staropoli
set counseling Marina Haas
managing Anna Damiani
international promotion Francesca Corona
technical direction Giulia Pastore

production A.D.
co-production Teatro di Roma / Romaeuropa Festival 2013/ 369 gradi
in collaboration with Festival Castel dei Mondi
artistic residencies Centrale Fies / Olinda / Angelo Mai Altrove Occupato / Percorsi Rialto / Fondazione Romaeuropa / Teatro Furio Camillo / Carrozzerie n.o.t
thanks to Attilio Scarpellini and Francesco La Mantia, Francesca Cuttica, Valerio Sirna, Ilaria Carlucci, Alessandra Ventrella

UBU 2014 Award for dramaturgical research

The Greek writer Petros Markaris – who is also an important political commentator of his country – has decided to set his latest books on the background of the economic crisis. “Termination” opens with the image of four retired housewives who voluntarily commit suicide leaving a message brilliant in its simplicity, which ends by saying: “(…) we realized that we are a weight to the state, the doctors, pharmacists and across society. So we decided to go because we don’t want to be a burden to you. You’ll save our four pensions and you will be able to live better.”. We grew fond of these four elderly women because it is not a true story but a fiction, we imagined their plot reacting to the society in crisis, we have limited our creation from the moment they take the sleeping pills and one by one leaves life, in the small suburban apartment. “But what did we do?” Says one of our figures to her friends and bursts into laughter while she is already lying on the bed waiting for the effect of the tablets swallowed with vodka, “one of the surest ways to a peaceful death in the sleep.”
We were interested in using the area of freedom of the theatre to trigger our anger, heal the excess of positivity that surrounds us, the rigid politically correct behaviour, easy emotions, stereotyped smile of social relations, the recipes to live with serenity the injustices that affect us. Finally the scene written by Markaris made us think about suicide not as an existential act but as an extreme political act. Is there an altruistic suicide? We went to look for other similar gestures in History. The one of Jan Palach, who during the Prague’s Spring in 1969, who set himself on fire as an act of protest against censorship and that of the Buddhist monk in Vietnam, Thich Quang Duc, who, in 1963, made the same gesture to combat the persecution to his religion.

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