SCAVI / 2017

un progetto di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
scritto ed interpretato da Francesco Alberici, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
consulenza letteraria di Morena Campani
organizzazione di Anna Damiani
foto di Elizabeth Carecchio

una coproduzione A.D. e Festival di Santarcangelo
in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi
residenza produttiva Carrozzerie | n.o.t Roma

 

“Il mio lavoro è uno scavo, una ricerca archeologica tra gli aridi materiali del nostro tempo.”
Michelangelo Antonioni

 

Nell’autunno 2018 debutteremo con Quasi niente, uno spettacolo liberamente ispirato a Il deserto rosso di Michelangelo Antonioni. Il film del 1964, è la prima opera a colori del regista e vede in scena, a partire da un breve racconto di Tonino Guerra, una straziante e fanciullesca Monica Vitti. Giuliana, moglie e madre, attraversa il deserto – che in una scena è davvero rosso – della sua vita senza che nessuno possa realmente toccarla, senza toccare davvero nessuno. Poche le parole, alcune talmente belle da diventare proverbiali (“Mi fanno male i capelli”, la più nota, presa in prestito alla poetessa Amelia Rosselli) e protagonista assoluto il paesaggio, una Romagna attorno a Ravenna trasfigurata dal regista.

Scavi è un progetto collaterale allo spettacolo, una performance per un numero limitato di spettatori, che vuole essere la restituzione pubblica delle nostre “scoperte” nella fase di indagine del lavoro. Andare a Ferrara al Fondo Antonioni, leggere tutto quello che è stato per noi reperibile della preparazione del film, ritrovare grazie a Morena Campani il diario di uno degli assistenti alla regia, vedere le fotografie di scene girate non montate, avere tra le mani i primi pensieri di Antonioni scritti a penna quando l’idea era vaghissima, sapere delle sue notti in bianco per cambiare finale al film pochi giorni prima della fine delle riprese per la partenza di uno dei protagonisti è stato un continuo confrontarci con quello che avviene sempre nel processo creativo, lo scontro meraviglioso e faticoso tra idea e materia.

Abbiamo scavato con pazienza come fanno gli archeologi. Manici di anfora, mattonelle, a volte iscrizioni. Ma in questo caso l’edificio intero è lì sotto i nostri occhi. Più simile alla punta di un iceberg che non mostra la parte sommersa, ma che galleggia grazie ad essa. Antonioni ha detto in un suo scritto: “Noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima. Fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa, che nessuno vedrà mai. O forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà”.






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