Il cielo non è un fondale

Foto ©Giorgio Termini

uno spettacolo di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini

con Francesco Alberici, Daria Deflorian, Monica Demuru e Antonio Tagliarini
collaborazione al progetto Francesco Alberici e Monica Demuru
testo su Jack London Attilio Scarpellini
musiche Lucio Dalla, Mina, Georg Friedrich Händel, Lucio Battisti
la canzone ‘La domenica’ è di Giovanni Truppi
assistente alla regia Davide Grillo
disegno luci Gianni Staropoli con la collaborazione di Giulia Pastore
costumi Metella Raboni
costruzione delle scene Atelier du Théâtre de Vidy
direzione tecnica Giulia Pastore
accompagnamento e distribuzione internazionale Francesca Corona 
organizzazione Anna Damiani

una produzione Sardegna Teatro, Teatro Metastasio di Prato, Emilia Romagna Teatro Fondazione
in coproduzione con A.D., Odéon – Théâtre de l’Europe, Festival d’Automne à Paris, Romaeuropa Festival, Théâtre Vidy-Lausanne, Sao Luiz – Teatro Municipal de Lisboa, Festival Terres de Paroles, théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse
con il sostegno di Teatro di Roma
in collaborazione con Laboratori Permanenti/Residenza Sansepolcro, Carrozzerie NOT/Residenza Produttiva Roma, fivizzano27/ nuova script ass. cult. Roma

I sogni, dice il filosofo George Didi-Huberman, ci lasciano soli. Nella solitudine dei nostri sogni gli altri, come attori su un palcoscenico, sono e non sono sé stessi. Il cielo non è un fondale parte da un sogno che è a sua volta generato da una canzone. E’ lì, tra il buio e il corpo della musica che inizia il vero, paradossale lavoro del teatro: sognare gli altri assieme a loro, in uno spazio scenico vuoto che si ingrandisce e si restringe, come l’architettura, a un tempo contratta e smisurata, della nostra mente. In questo luogo sospeso, Antonio racconta di aver sognato Daria nei panni di una barbona e, pur avendola riconosciuta, di essere passato oltre; quel gesto innesca una ritmica di incontri e di misconoscimenti, di cadute e di incidenti, di parole e di canzoni, scandita da due sentimenti contraddittori: la paura di essere noi stessi l’altro, l’escluso, “l’uomo che mentre tutti sono al riparo resta da solo sotto la pioggia” e il desiderio di metterci, per una volta, al suo posto. Ma come conciliare la compassione e un’obesità dell’io che non resiste alla tentazione di sostituire a ogni storia la propria?

In scena quattro persone slittano continuamente fino alla soglia di figure intraviste che non potranno mai essere dando vita a un atto drammatico “senza trama e senza finale” (come suggeriva Cechov a un giovane autore) che si avventura alla ricerca di chi sono gli altri in noi e di chi siamo noi negli altri. In una metropoli di tutti e di nessuno, che si porta appresso bagliori di Roma, di Milano, di Londra, appaiono e scompaiono le figure di Alom, il venditore di rose che un tempo era un generale nell’esercito del Bangladesh, di Mohamed il cuoco pakistano, della vera barbona incrociata nel giardino del sogno e che assomiglia a Daria, e poco importa se siano ricordi di autentici incontri o fantasmi rimasti impigliati a una fotografia ingiallita scattata nel 1902 ai proletari dell’East End londinese addormentati in un parco. A dar loro una forma è il corpo delle canzoni presenti nello spettacolo, di una soprattutto, La domenica di Giovanni Truppi, che, sciolta nei dialoghi, diventa il simbolo dell’impossibilità di trasformare la vita quotidiana in una mera idealità. Anche perché come dice alla fine la canzone “va a finire sempre che la domenica la gente litiga”.

Biografie compagnia Il cielo non è un fondale

Intervista di Chiara Pirri per il programma di sala di Romaeuropa 2016

Stampa/Press

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Scheda tecnica

Tournée 2017/2018

1 settembre ’17 – Teatro Remondini, Bassano del Grappa

www.operaestate.it/evento/il-cielo-non-e-un-fondale/

6 ottobre ’17, Sala Teatro LAC, Lugano (CH)

www.luganoinscena.ch/it/889/il-cielo-non-e-un-fondale

31 ottobre-5 novembre  ’17 , Teatro delle Passioni, Modena

http://modena.emiliaromagnateatro.com/spettacolo/il-cielo-non-e-un-fondale/

21-26 novembre ’17, Arena del Sole, Bologna

http://bologna.emiliaromagnateatro.com/spettacolo/il-cielo-non-e-un-fondale/

28 e 29 novembre ’17, Montepellier

link non disponibile

15 febbraio ’18, Teatro Rasi, Ravenna

www.ravennateatro.com/evento/il-cielo-non-e-un-fondale

17 febbraio ’18, Teatro Sociale, Trento

http://www.centrosantachiara.it/

2-6 maggio ’18, Teatro Studio  Melato, Milano

www.piccoloteatro.org/it/2017-2018/il-cielo-non-e-un-fondale

 

Tournée 2016/2017

16 – 20 novembre ‘ 16 Théâtre Vidy, Salle René Gonzalez, Lausanne

http://www.vidy.ch/il-cielo-non-e-un-fondale

23 – 27 novembre ’16 Romaeuropa festival, Teatro India Sala A, Roma

http://romaeuropa.net/festival-2016/il-cielo-non-e-un-fondale/

9 – 18 dicembre ’16, Odeon Théâtre de l’Europe e Festival d’Automne à Paris, Atelier Berthier, Paris

http://www.theatre-odeon.eu/fr/2016-2017/spectacles/il-cielo-non-e-un-fondale

http://www.festival-automne.com/edition-2016/daria-deflorian-antonio-tagliarini-il-cielo-non-e-un-fondale

13 gennaio ’17 La filature, Mulhouse

http://www.lafilature.org/spectacle/il-cielo-non-e-fondale/

7 – 12 febbraio ’17 Metastasio di Prato Fabbricone, Prato

http://www.metastasio.it/it/stagione/spettacolo.asp?evnId=498

23 – 26 febbraio ’17 Teatro Massimo, Cagliari

http://www.sardegnateatro.it/spettacolo/ll-cielo-non-%C3%A8-un-fondale

26 – 29 aprile ’17 Théatre Garonne, Toulouse

http://www.theatregaronne.com/spectacle/2016-2017/il-cielo-non-e-un-fondale

8 giugno ’17 Festival delle Colline Torinesi, Fonderie teatrali Limone, Moncalieri (TO)

http://www.festivaldellecolline.it/edizione/showView/438


The sky is not a backdrop

A performance by Daria Deflorian and Antonio Tagliarini
with Francesco AlbericiDaria DeflorianMonica Demuru and Antonio Tagliarini
collaboration to the project Francesco Alberici e Monica Demuru
text sur Jack London Attilio Scarpellini
Assistant Director Davide Grillo
Lighting design Gianni Staropoli in collaboration with Giulia Pastore
costumes Metella Raboni
stage constrution Atelier du Theatre de Vidy
Technical design Giulia Pastore
Production manager and International promotion Francesca Corona
Company Management Anna Damiani

A production by Sardegna Teatro, Teatro Metastasio di Prato, Emilia Romagna Teatro Fondazione
and co-produced with A.D., Odéon – Théâtre de l’Europe, Festival d’Automne à Paris, Romaeuropa Festival, Théâtre Vidy-Lausanne, Sao Luiz – Teatro Municipal de Lisboa, Festival Terres de Paroles, théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse
with the support of Teatro di Roma
and in collaboration with Laboratori Permanenti/Residenza Sansepolcro, Carrozzerie NOT/Residenza Produttiva Roma, fivizzano27/ nuova script ass. cult. Roma

When we’re at home and it’s raining outside, do we think about who’s out in the rain?
For a long time we transformed our country house or seaside second home; just being there was so outside the real world it was like a holiday – with a kind of emptiness which opened up inside us, an escape from routine, from the boredom or stress of the everyday lives that we lead indoors, both reassuring and distressing, between the walls of houses, offices, cinemas and theatres. Even the walls of streets and cities Walter Benjamin pointed out in his Paris “Passages” seemed to represent the enclosed salons of the European bourgeoisie ‘with its intérieur looking out onto the world like a box at the opera’. We all live in that condition, which Albert Camus suggested consisted in exchanging one’s inner life for a life indoors.
When television shows people arriving on Mediterranean beaches with makeshift means, our initial reaction is bewilderment; their bodies the only ‘territory’ those hooded people can call their own. It’s like we’re actually seeing the ghost of a naked life rebel, and rise up. Something we thought we’d left behind. However that same feeling, that same ‘transfer’ grips us when faced with the tramp sleeping on the corner of our street, or the old man struggling with his shopping; in that flicker of a second we realise how precarious our privileges actually are.
We feel exposed in our intimacy when we see these spectacles; unable to relate to the nakedness of any person without a home or citizenship, however close this happens to us, we feel distanced from it all. So, this entering that enclosure of ours immediately sends us somewhere else, at least in our imagination; the naked are exposed and we are laid bare by it. The sky that we consider like a protection, that we gaze up to with nostalgia, can also bear down on those very people, alone with the freezing cold of a hailstorm and in those moments, that outdoors is not ‘home’ but a prison.
Despite the negation in the title The Sky is not a Backdrop aims to strengthen the dialogue between make-believe space and the external space, Reality. It’s an increasingly necessary dialogue as after a while even we have trouble breathing any ‘real’ air during all our training and improvisations in our rehearsal space, aware that life is elsewhere. Let’s try and break down these walls. All of them, not just that notorious fourth wall that the theatre is obsessed about, let’s get rid of them as an initial gesture, the first – for our stage entrance.
A collective look from the outside in – stepping back to truly see who we are. Annie Ernaux in an interview said that ‘When I’m writing, I don’t feel like I’m truly looking inside myself, but looking into a memory. In this memory I can see people, I can see streets, I hear words and all this is going on outside of me. I am merely a camera. Just recording.’ The work of this Author has guided our enquiry, enabling us to observe, decipher and reconstruct that continuous osmosis, those continual exchanges between what we feel we are and what is happening around us.

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